Cinema

I cortometraggi astratti 

Nel saggio Musica cromatica del 1912 Bruno Ginanni Corradini racconta gli esperimenti compiuti col fratello Arnaldo fin dal 1909 alla ricerca dell’opera d’arte perfetta, unica e totale, che si sviluppi nel tempo e nello spazio e che unisca musica, pittura, fotografia, teatro, danza, architettura etc.: la “sinfonia cromatica”.

corra-ginna A. Ginna, Profilo di Bruno Corra. 1916.
Roma, collezione privata.

La nuova arte cinematografica è quella che più si adatta a questa ricerca e le sperimentazioni conducono i due fratelli alla realizzazione di alcuni cortometraggi “astratti”, che non rappresentano cioè soggetti concreti, ma musiche, stati d’animo, poesie. I titoli dei filmati sono: Accordo di Colore (da Segantini, m.8); Studio di effetti tra quattro colori; Canto di primavera (da Mendelssohn e Chopin); Les Fleurs Da Stéphane Mallarmè); altre volte vengono citati anche L’arcobaleno e La danza (m.200). 

Per raggiungere l’effetto desiderato i due fratelli utilizzano pellicole non trattate, senza gelatine, dipingendovi poi sopra colori puri, con tecniche che quasi precorrono quelle dei cartoni animati. Sfruttando la potenza luminosa del proiettore, Bruno e Arnaldo, il primo più attivo sulla parte teorica, il secondo più attivo sul fronte tecnico artistico e tecnologico, riescono ad ottenere risultati che non sarebbero stati possibili con l’uso delle normali lampade. Proiettando le immagini su diversi supporti (teli bianchi o colorati, pareti, corpi umani in movimento e ricoperti di carta stagnola) i due ottengono risultati veramente innovativi che coinvolgono anche il pubblico che assisteva alle proiezioni, completamente vestito di bianco. L’amico musicista futurista Balilla Pratella si occupava della colonna sonora del film. 

Corra si rendeva perfettamente conto della grande importanza di questi esperimenti, i primi documentati del genere:

“Il frutto di questo periodo di esperimenti … con quattro rotoletti di pellicola dei quali uno soltanto supera i duecento metri di lunghezza, sono qui, dentro il mio cassetto, chiusi nelle loro scatole, etichettati, pronti per il museo futuro (scusate, non è superbia, è solo amore di padre per questi figlioletti che mi piaccion tanto col loro musino sporco d’ arcobaleno e con le loro piccole arie di mistero).”

Purtroppo, anni dopo, questi lavori andarono perduti durante un bombardamento che distrusse completamente lo studio di Corra a Milano. 

Vita Futurista

L’esperienza acquisita da Corra e Ginna durante le sperimentazioni giovanili spinse Filippo Tommaso Marinetti ad affidare nel 1916 a Corra, insieme a Settimelli e Balla, la sceneggiatura, su suo soggetto, del primo film futurista intitolato Vita Futurista. Ginna fu produttore e regista. Il contenuto del film, che è andato purtroppo distrutto negli anni Sessanta, ci è noto anche grazie alle testimonianze lasciateci da Arnaldo Ginna. Fu girato a Firenze tra l’estate e l’autunno del 1916, interpretato da Marinetti, Balla, Settimelli, Ginna, Corra e Chiti. Si sviluppava per episodi e illustrava cinematograficamente il programma artistico e ideologico dei futuristi. Era composto sinteticamente da brevi sequenze ognuna dedicata ad uno speciale problema psicologico e avvenirista. Presentava accorgimenti tecnici particolari, gli stessi già sperimentati da Ginna e Corra nei cortometraggi giovanili, che davano origine a veri e propri effetti speciali ante litteram. 

L’esperienza acquisita dai suoi autori nella lavorazione del film darà lo spunto per il Manifesto della cinematografia futurista, scritto nel 1916 e firmato da Marinetti, Corra, Settimelli, Ginna, Balla, Chiti.

Soggetti e sceneggiature

Dalla corrispondenza intercorsa tra il musicista futurista Francesco Balilla Pratella, Corra e Ginna durante gli anni trenta, è possibile seguire la preparazione di due progetti cinematografici su soggetto di Bruno Corra.

Il primo, nel 1930, doveva essere uno dei primi film sonori musicali del cinema italiano. Ginna, particolarmente attento alle problematiche del cine-sonoro, scrive di aver progettato e realizzato con l’aiuto del fratello Francesco, ingegnere, un amplificatore adattabile a tutte le frequenze che avrebbe potuto essere usato per le proiezioni di un film sonoro su soggetto di Corra e con Musiche di Pratella. Non è dato sapere se e come il film sia stato poi realizzato.

Successivamente, nel 1936, Ginna ripropone un progetto di cinema sonoro basato su un soggetto di Corra e musicato da Balilla Pratella. Corra all’inizio pensa di sceneggiare uno dei suoi romanzi di maggior successo ma poi decide di scrivere un nuovo soggetto dal titolo Balilla e Tonietta, “storia comico-sentimentale-lirica di un amore osteggiato sullo sfondo della Romagna”.

Il progetto, con soggetto, sceneggiatura e musica pronti, incontrò alcune difficoltà per le riserve della Direzione Generale di Cinematografia che non autorizzò la realizzazione del film. 

Ancora una volta la delusione di Corra si traduce in scelte sempre più lontane dalla sperimentazione artistica, verso situazioni dove è più facile trovare successo e guadagno. Alla fine degli anni Trenta infatti, Corra si riaffaccia al mondo del cinema e collabora nuovamente alla realizzazione di altri film. Scrive soggetti e sceneggiature cinematografiche, spesso tratte da suoi romanzi e commedie di successo. Ricordiamo i titoli, Inventiamo l’amore (1938), Traversata nera (1939), Il pozzo dei miracoli (1941), Inganno (1952) e il più importante e conosciuto: Il passatore del 1947. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Corra del 1933, sceneggiato dai registi Tullio Pinelli, Cesare Zavattini e Federico Fellini. È un dramma nazional-popolare che narra dell’assassinio compiuto da Stefano Pelloni, brigante realmente vissuto tra il 1824 e il 1851, nei confronti di uno zio prete per via di una storia d’amore. Come conseguenza il protagonista si dà alla macchia e diventa il bandito più popolare della Romagna dell’Ottocento, conosciuto con lo pseudonimo di Passatore e noto soprattutto per la sua generosità nei confronti dei più bisognosi. 

Negli anni Cinquanta si esaurisce anche l’attività cinematografica per Bruno Corra, che rimane comunque, sia nelle opere più sconosciute e innovative, sia in quelle più commerciali e di successo, un nome importante, da ricordare, nella storia della cinematografia italiana.

Testo di Lavinia Russo, supervisione di Lucia Collarile.