1 giugno 1916: nasce L’Italia Futurista, il giornale dinamico del Futurismo
Il 1° giugno 1916 esce a Firenze il primo numero de L’Italia Futurista, destinato a diventare una delle riviste più significative del Futurismo italiano nella sua fase più matura e combattiva. Fin dalla prima pagina il giornale si presenta come un organo di intervento artistico, letterario e politico: in testata compaiono infatti la direzione artistica di Bruno Corra e E. Settimelli, mentre l’impaginazione, il tono polemico e la varietà dei contributi mostrano subito la volontà di costruire una rivista nuova, aggressiva, visiva e sperimentale.
Questo numero inaugurale è particolarmente importante perché riunisce alcuni dei principali nomi dell’avanguardia futurista. Dall’indice e dalle pagine del fascicolo emergono infatti testi di Filippo Tommaso Marinetti, Bruno Corra, Emilio Settimelli, Maria Ginanni, Francesco Cangiullo, Neri Nannetti, Alberto Maurizio, oltre alle numerose parole in libertà firmate da Guglielmo Jannelli, Guizzidoro, Mario Carli, Acciaio e Ugo Cantucci. Nello stesso numero compare anche un disegno di Boccioni, segno di una rete futurista ancora fortemente compatta sul piano ideale e visivo.
La prima uscita del giornale offre già un quadro molto chiaro dei temi centrali del Futurismo in tempo di guerra. In apertura si leggono l’articolo “L’Italia Futurista” di Emilio Settimelli, che definisce il programma della rivista, il testo di Marinetti “L’offensiva austriaca” e soprattutto il manifesto “La nuova religione della velocità”, anch’esso di Marinetti, che conferma come velocità, dinamismo, energia e spirito antiborghese continuino a essere i cardini del movimento. Accanto a ciò trovano spazio il teatro sintetico futurista, la narrativa breve, la sperimentazione tipografica e le parole in libertà, cioè quella scrittura esplosa, visiva e sonora che rompe la pagina tradizionale.
Ma in questo primo numero la figura che spicca in modo particolare è Bruno Corra. Non solo perché il suo nome compare in testata come direttore artistico, ma perché la sua presenza è subito decisiva anche sul piano dei contenuti. Corra firma infatti in seconda pagina “È bene dipingere subito il mondo. al pittore Balla”, un testo che si rivolge direttamente a Giacomo Balla e che riflette sul problema della rappresentazione artistica nel presente futurista. Già il titolo è eloquente: per Corra l’arte non deve indugiare, non deve contemplare passivamente, ma deve agire, afferrare il mondo nella sua immediatezza, nella sua vibrazione e nel suo slancio. Il verbo “dipingere” diventa quasi un gesto di presa diretta sulla realtà moderna.
In questo intervento si riconosce bene la posizione di Bruno Corra all’interno del Futurismo: una posizione che unisce impulso teorico, sensibilità letteraria e tensione sperimentale. Corra non è soltanto un organizzatore o un animatore di riviste, ma uno degli intellettuali che meglio incarnano il passaggio del Futurismo da movimento di rottura a laboratorio complesso di forme nuove. La sua scrittura conserva l’aggressività tipica dell’avanguardia, ma mostra anche una notevole capacità di collegare pittura, letteratura, teatro e immaginazione visiva in un unico progetto estetico. Questa centralità emerge con forza proprio nel primo numero del giornale.
Sempre in questo fascicolo, Corra compare anche come narratore con “Sam Dunn è morto. Romanzo futurista”, annunciato e avviato nell’ultima pagina. La presenza del romanzo a puntate è significativa: dimostra che L’Italia Futurista non vuole essere soltanto sede di manifesti o proclami, ma anche luogo di invenzione narrativa, dove la prosa futurista può sperimentare ritmi nuovi, condensazioni, montaggi e soluzioni antipsicologiche. Il fatto che già nel primo numero Corra sia presente con un testo teorico-artistico e con un romanzo conferma il suo ruolo di protagonista assoluto della rivista.
Attorno a lui si raccoglie un ambiente fiorentino vivacissimo. Il documento allegato ricorda infatti che L’Italia Futurista nasce dopo la stagione di Lacerba e diventa uno degli organi più importanti del cosiddetto Secondo Futurismo fiorentino, coinvolgendo stabilmente, oltre a Corra e Settimelli, figure come Mario Carli e Remo Chiti, e ospitando anche membri del gruppo milanese come Marinetti, Boccioni e Balla. In questo contesto Corra svolge una funzione di raccordo essenziale: è una figura capace di tenere insieme l’originaria radicalità marinettiana e la nuova fase di espansione del Futurismo verso il teatro, la narrativa, la grafica e la cultura periodica.
Anche la struttura visiva del numero conferma questa vocazione sperimentale. Una parte consistente del fascicolo è occupata dalle parole in libertà, dai testi sintetici, dai diagrammi verbali e dalle composizioni tipografiche. Non si tratta di semplici ornamenti, ma di un vero programma poetico: la pagina deve diventare azione, urto, simultaneità. In questo senso il primo numero di L’Italia Futurista è già un manifesto pratico del Futurismo editoriale. Ed è significativo che proprio Bruno Corra, artista e scrittore sensibile alle contaminazioni tra linguaggi, sia uno dei principali registi di questa operazione.
Il 1° giugno 1916 segna dunque non soltanto la nascita di un nuovo giornale, ma anche l’avvio di una piattaforma collettiva in cui il Futurismo tenta di ridefinirsi in piena guerra, rilanciando il culto dell’energia, della velocità, dell’azione e della modernità. In quella prima copia convivono manifesto, polemica, invenzione letteraria, teatro, grafica e poesia visiva. E al centro di tutto, con un ruolo di primo piano, c’è Bruno Corra: direttore artistico, autore, promotore di linguaggi nuovi e figura decisiva per comprendere lo spirito di L’Italia Futurista fin dalla sua uscita inaugurale.
Se vuoi leggere le varie copie de L’ITALIA FUTURISTA vai su “Progetto PRO FIRENZE FUTURISTA, Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut – Firenze”: Pro Firenze Futurista
